Ogni opera lascia dietro di sé una scia di carte: schizzi e taccuini, fotografie dello studio e delle mostre, lettere con critici, galleristi e collezionisti, inviti, cataloghi, rassegne stampa, ricevute di vendita. Messi in ordine, questi materiali raccontano come un lavoro è nato, dove è stato esposto, chi lo ha scritto e chi lo ha posseduto. Sono la materia prima della storia dell'arte, e l'archivio è il luogo in cui questa storia si conserva, si studia e si ricostruisce.
Che appartenga all'artista stesso, agli eredi, a una fondazione, a un museo, a una galleria o a una collezione, un archivio d'artista ha sempre una doppia responsabilità: verso il passato, perché nulla vada disperso, e verso il futuro, perché chi verrà dopo possa ritrovare e verificare ogni informazione.
Ma non è soltanto memoria. È uno strumento di lavoro quotidiano: si consulta per rilasciare un'autentica, per preparare una mostra o un prestito, per rispondere alla domanda di uno studioso, per costruire, scheda dopo scheda, il catalogo ragionato. Un archivio ben fatto è ciò che permette a un'opera di continuare a essere letta, riconosciuta e difesa nel tempo.